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trama:
Tre calzoni fortunati
Una farsa comicissima di
Eduardo Scarpetta.
143 minuti -- Durata
spettacolo
Commedia
in tre atti scritta da Eduardo Scarpetta nel 1894.
La trama è piuttosto
intrecciata, ricca di equivoci, di colpi di scena e di grandi battute.
Ci caliamo nella realtà
della Napoli povera, dove la gente vive di lavori giornalieri, e di
piccoli espedienti, ma sempre con allegria e con un innato ottimismo.
Il personaggio principale è
Vincenzo, un uomo povero e semplice, che campa alla giornata, con la
speranza che arrivi, prima o poi, l’occasione giusta che possa
cambiargli la vita.
Nella casa di
Vincenzo
si rifugia
Eugenio
con la sorella
Amelia,
figli di una signora aristocratica dove
Rafilina,
sorella di Vincenzo,
prestava servizio, fuggiti da Napoli per sfuggire ad una brutta storia .
Vincenzo e la sorella li ospitano con grande affetto, nonostante le loro
povere condizioni e i “contrattempi” che da questa ospitalità
deriveranno.
Un bel giorno a Vincenzo
viene recapitato un pacco da parte del fratello ( Alfonso ), che
contiene… tre paia di vecchi calzoni. Apparentemente solo oggetti di
valore comune, che però celeranno grandi sorprese.
In questa rappresentazione
possiamo ritrovare i tratti caratteristici delle opere teatrali di
Eduardo Scarpetta. In particolare nei personaggi, che rispecchiano
fedelmente la misera condizione sociale del popolo napoletano
dell’epoca, e che affrontano i guai della vita col sorriso e con la
battuta di spirito, credendo fortemente che prima o poi la buona sorte
busserà alla loro porta. Soprattutto, le difficoltà non inaspriscono
queste persone, che sanno invece stringersi tra loro con genuina
solidarietà.
In “ tre calzoni
fortunati”, emergono con spiccato interesse tutti i compagni di lavoro
di Vincenzo, come il rassegnato
Michele,
l’impagliatrice
Carmenella,
un vivace e fantasioso
Pasquale
il tarallaro. Senza parlare del binomio
Conte Falda
e
Don Carlo,
due figure emblematiche del finto potere e della falsa nobiltà
interpretati con grande incisività. La figura di
Eugenio,
apparentemente minore, rappresenta la ribellione il desiderio della non
dipendenza a tutti i costi da una nobiltà danarosa, tanto da commettere
qualche gesto impulsivo che lo metterà nei guai.
Per fortuna i “
tre calzoni”
hanno ristabilito la serena convivenza tra la condizione del popolo e la
sprezzante posizione della nobiltà, restituendo all’una una pari dignità
e all’altra un’immagine più umana e comprensiva. Un grande affresco
popolare dell’Italia del secolo scorso, nel quale non è escluso
rintracciare spunti di amara riflessione sull’attualità
Commento
Commedia
In “ tre calzoni fortunati”, e
in particolare nell’adattamento di
Giovanni
Monforte , emergono con
spiccato interesse tutti i personaggi che interagiscono con Vincenzo (Giuseppe
Pugliese). Così tutti i
compagni di lavoro, come il rassegnato Michele (Aldo
Pinto), l’esuberante
Pasquale (Gaetano
Avolio), un vivace e
fantasioso Totonno (
Vincenzo Pollano
) e il colorato Luigino (Angelo
Annoni),la spensierata
Maria (
Federica Fanara). Senza
parlare del binomio Conte Falda - Don Carlo , due figure emblematiche
del finto potere e della falsa nobiltà interpretati con grande
incisività da
Samuele
Scognamiglio e
Lello
Abategiovanni . Figura a
se stante e pietra preziosa della caratterizzazione di un Commissario di
Polizia interpretato in modo unico dall’immancabile
Richard Mazzanti
insieme a
Oronzo Roma
e
Biagio Ventre
nella parte dei due agenti del commissariato . La figura di Eugenio ,
apparentemente minore, rappresenta la ribellione il desiderio della non
dipendenza a tutti i costi da una nobiltà danarosa, tanto da commettere
qualche gesto impulsivo che lo metterà nei guai. Il suo carattere
difficilmente incontenibile è stato ben interpretato da
Marco Jannino
vicino alla bellissima
Daniela Monaco,
questa volta sorella indifesa e smarrita, sognante e credulona. Le altre
figure femminili si presentano bilanciate tra loro a due a due. Ecco che
donna Rafilina (Tina
Montagna), pacata e
matura donna del vicolo richiama alla serenità Carmenella (Anna
Ferruzzi), disperata ed
intemperante “impagliasegge”, che non può rassegnarsi all’idea di aver
sposato un marito irresponsabile. Due personaggi di grande naturalezza
che introducono il pubblico immediatamente nell’atmosfera della vicenda.
Alla festa dei nobili, la padrona di casa, la marchesa Laura (
Antonietta
D’Aniello ) è tenuta
molto sapientemente “sotto controllo” dalla sua amica Ada (
Antonella
Naccarato ) che riesce a
comandare molto bene anche Don Carlo , marito della Marchesa. Doppia
complicità ai danni del povero militare a riposo, il quale finisce per
essere cucinato “compasse e pignuole”! Le due interpreti femminili della
nobiltà non hanno risparmiato la loro “cattiveria” attraverso una sagace
interpretazione delle due figure: l’una odia il popolo, l’altra il
marito. Per fortuna i “tre calzoni” hanno ristabilito la serena
convivenza tra la condizione del popolo e la sprezzante posizione della
nobiltà, restituendo all’una una pari dignità e all’altra un’immagine
più umana e comprensiva. Assieme alla nobiltà partecipano la Contessa
Stanza (
Francesca Avolio ) e il
Conte Bagno (
Luciano Malusa
) la Contessa Falda (
Clelia Cesario
) ,il cameriere Giovanni (
doppia
interpretazione di Biagio Ventre
) e la cameriera (
Laura Armanetti)
.
Tecnico alle luci
Vincenzo Pollano
, tecnico audio
Mimmo Vezza
i costumi e il trucco di
Fortuna Di Somma
con l’assistente
Barbara
Mazzoleni .
Le scene e le musiche sono
realizzate da
Giovanni
Monforte
per la regia di
Giuseppe
Pugliese.
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La Realizzazione di questo copione
è stata effettuata dal Signor Monforte ,scenografo della compagnia ,
prendendo a modello l´edizione degli anni Cinquanta di
Eduardo De Filippo,
che aveva messo in scena nella ripresa televisiva per la RAI nel lontano
1959. Utilizzando il vecchio filmato , scrivendo passo dopo passo ,
tutta la traccia audio in un duro lavoro durato per un mese e mezzo ,
con la media di due /tre ore al giorno , la scritturazione di 5 minuti
di audio , impiegava all’incirca 1 ora di tempo.
Dal punto di vista linguistico il lavoro ha riguardato, sia l’attualizzazione
del testo ,un vocabolario napoletano più moderno, che permetta
all´attore di leggere e pronunciare più facilmente alcune espressioni.
Il linguaggio di alcuni personaggi è stato arricchito da Eduardo da
vocaboli comicamente inventati a sottolineare come, nell’analfabetismo
certo assai frequente a quel tempo nel popolo, esistesse comunque il
desiderio di possedere un vocabolario assai più ricco di quello che
apparteneva al linguaggio del quotidiano. |